Come una qualunque pagina di un browser. Senza titolo, senza alcuna denominazione. Senza patria, non chiamarli senza tetto, ma clochard.
Dicono che sia venuto un ciclone. Si è abbattuto sulle nostre umili teste, stupefatti ci siamo guardati. Gli sconvoglimenti non sono altro che tifoni, tempeste, urla. La società è scaduta ma continuiamo a mangiarla.
Chiedimi perchè adesso. Forse non c’è nemmeno bisogno.
I nostri sogni utopistici sono stati abbattuti, le noste considerazioni migliori sono finite nella differenziata, in cambio ci hanno dato un maglione nuovo.
L’atmosfera è colma di significato. qualche giorno fa mi hai inviato una bottiglia di vino, per poterci vedere meglio ubriachi. Siamo stati insieme un’altra volta. Miseramente so che stai partendo e non basteranno le sei eclissi annuali per farci rivedere. Per ogni cosa che sai ce ne sono cento che non ti ricordi. Ma in fondo la vita è questo, tutto un accontentarsi per trovarsi al momento giusto nel posto giusto. E giù via metafore che diventano cascate. Flussi migratori. Abbiamo fatto bene a disennescare le testate nucleari. Ma la mia testa continua ad emettere radiazioni, nonostante.
Quindi che senso ha dare un titolo a qualcosa che non ha contenuto. Che senso ha dare un nome a un fiume, tanto l’acqua che lo compone è sempre diversa. La parola vita dovrebbe essere diversa per ogni persona. Ognuno è una categoria a se. Kant e Aristotele si staranno rigirando nella tomba. Ma non ci sono vie di fuga.L’individuo è un titolo frutto della sua comprensione distorta della realtà che lo circonda. Ci recheremo in una valle fatta di lacrime per credere ancora, anche, in una sola parola della bibbia. Per prostarci a un’altra divinità. Chiamala come vuoi tu. Ma anche lei non ha nome. Le parole sono convenzioni. Sono interpretazioni della nostra volontà. Il blu non è blu per tutti. Per farci capire utiliziamo esempi e disegni. Il mondo è tutto un colore, mi dici, che le nostre vite sono delle pennellate in una tela, mi dici. Tutto è più pulito anche se non ha significato. Le nostre iridi sono della sfumatura che si riflette. Ma non riflettono abbastanza per dirci cosa stiamo vedendo veramente. Ho una memoria a breve termine, per questo mi hai costruito un quaderno con la mia e la tua vita. Per comprenderci meglio, mi dici. Io non dico niente, se non che sono stupefatto da quando tempo si possa impiegare per un’altra persona. Magari un anno fa non avrei mai pensato una cosa del genere. Ma, in fondo, i generi sono classificazioni errate. Ogni massima è sbagliata. Ci ritroveremo ancora ad errare per queste vie, sotto il sole, che riscalda poco, di marzo, tanto le mezze stagioni non esistono più. Continueremo a ripetere che dio è morto. Ma al funerale non andrà nessuno, non se lo cagavano da un po’ di tempo. Rimaniamo così. Fluttando nell’aria. Come nel limbo, altri tre mesi e poi tutto sarà diverso. Sarà bello. Non ci resta che la speranza come ultima forma di felicità. Forse Ferrè ha ragione, nasce proprio dalla disperazione. Ma questo è un discorso a parte. Magari sull’Etna l’Europa sembra più carina e dolce di quanto appaia nei telegiornali. Per il momento è tutto, linea allo studio. Intanto non mi resta che contare quanti giorni mancano al nostro prossimo incontro, come se fossimo due viandanti in attesa di prendere l’aereo giusto per incontrarci.